Tradare con gli indicatori e con gli oscillatori: come si fa

L’analisi tecnica ha una materia prima dalla quale non può prescindere: gli indicatori. Se è vero che si basa sul principio secondo cui il mercato segue dei modelli studiabili e prevedibili, ha bisogno dei numeri. O meglio, di certezze numeriche. E queste vengono fornita appunto dagli indicatori, che altro non sono che elaborazioni di dati grezzi. Detta così, può risultare complicato ma non lo è poi così tanto: la stragrande maggioranza delle piattaforme offre gli indicatori “già belli e pronti”, sicché al trader non rimane altro che leggerli e interpretarli.

Tra gli indicatori più importanti spiccano gli oscillatori. Il loro scopo ultimo è quello di individuare le inversioni del trend, anche se una inversione del trend non sembra probabile a occhio nudo e – sempre a occhio nudo – non è visibile nemmeno il trend. Sono utili, però, per altri scopi “collaterali”. Di seguito, una guida breve ma esaustiva su come si utilizzano gli oscillatori.

Gli oscillatori si utilizzano soprattutto quando il mercato si muove in “laterale”, ossia non va né su né giù. Semplicemente, i prezzi si muovo poco e in modo disordinato. Non si capisce se il trend è in salita o in discesa. Anzi, si può affermare che, almeno palesemente, non ci sia nessun trend.

Gli oscillatori, quindi, offrono un orientamento quando non si può seguire la strategia del trend following, perché – lo ripetiamo ancora una volta – un trend preciso non sembra esserci.

Qualcosa, però, questo è ovvio, si muoverà presto. In che direzione? A dirlo sono gli oscillatori. Ecco quelli più importanti.

RSI. Sotto questo acronimo si cela l’espressione “Relative Strength Index”, indice di forza relativa. E’ un numero percentualizzato che esprime la forza dell’andamento positivo di un prezzo. Per ricavarlo si mettono in rapporto la media delle chiusura al rialzo con la media delle chiusura al ribasso negli ultimi 20 periodi (un altro numero di periodi può essere preso in considerazione ma si utilizza per conversione il 20). Poi, si moltiplica per cento. Se il risultato è oltre il 100, il trend è positivo è forte. Se inferiore al 30, il contrario.

MACD. Mobile Average Convergence Divergence. Ossia convergenza e divergenza di medie mobili. Il nome, così, non dice niente, ma il suo funzionamento non è poi così difficile. Si creano due medie mobili, una veloce (13 periodi) e una lenta (26 periodi) e poi si osserva come interagiscono. Per esempio, se la media mobile veloce sfonda la media mobile lenta verso il basso, il segnale è chiaro: siamo in procinto di un trend decisamente negativo.

Bande di Bollinger. Anche in questo caso c’entrano la media mobile lenta e la media mobile veloce. Qui, però, vanno utilizzate per creare delle fasce. Semplicemente, si aggiunge la deviazione standard in modo da creare la fascia superiore e si sottrae la deviazione standard per creare la fascia inferiore (rispetto all’andamento ovviamente). Si osserva, infine, il comportamento rispetto all’andamento. Se l’andamento entra nella “banda di sotta”, il segnale è negativo.

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