Trading, quanto pesa la frenata cinese

Negli ultimi giorni i trader hanno toccato con mano quanto possa essere difficile fare i conti con un elemento di grande aleatorietà come la serie di determinanti di volatilità indotti dalla Cina. Il timore di una bolla speculativa, e la paura di una frenata dell’economia cinese, stanno infatti spingendo verso il basso le quotazioni. Ma quanto sta frenando l’economia cinese?

Purtroppo, nessuno lo sa, anche perchè nessuno crede più alle statistiche ufficiali. E dunque si scatenano i balletti di cifre. Secondo Evercore Isi, società di consulenza per l’investment banking, il Pil è lontanissimo dalla crescita ufficiale del 7%, è anzi in contrazione dell’1,1% su base annua. Dunque, ricordava il quotidiano MF citando le parole di Willy Wo-Lap Lam, uno dei massimi esperti delle elite politiche cinesi e dell’attuale classe dirigente, “il miracolo economico cinese è finito”, e Pechino sarebbe a corto di misure per sostenere i mercati.

Afferma quindi l’analista che “possibile che la Cina vada verso un periodo di bassa crescita. Se si usassero metodi internazionali per calcolare il prodotto interno lordo cinese, si potrebbe pensare che vadano verso una crescita del 2-3%. La Cina non rilascerà mai simili dati, e attesterà la crescita attorno al 6-6,5%”.

Ancora, Lam è convinto che la Cina continuerà a usare la polizia per arrestare i broker e in particolare chi pratica le vendite allo scoperto, ma allo stesso tempo smetterà di usare i fondi governativi per salvare i mercati. Per l’analista, le autorità cinesi sarebbero a corto di nuove misure. Ma perchè?

Lam afferma che dopo la crisi finanziaria del 2008, le autorità diedero il via a un pacchetto di investimento statali del valore di 4 mila miliardi di yuan, per sostenere l’economia. L’analista segnala che ora le autorità starebbero agendo nello stesso modo per poter mantenere lo stesso tasso di crescita del 7%, ma il contesto è completamente diverso, e le esportazioni continuano a dare pessimi risultati.

Nonostante le difficoltà, è arduo pensare che possa esservi qualche ribaltone al governo del gigante asiatico. È dunque probabile che Li Keqiang possa mantenere il suo posto fino alla fine del suo mandato di cinque anni. “Dopo il Congresso del 2017 potrebbe essere retrocesso a capo dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese. È troppo presto per fare speculazioni, ma non credo che verrà costretto a dimettersi nei prossimi due anni, anche se c’è bisogno di un capro espiatorio” – conclude Lam.

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