Yen in rafforzamento su dichiarazioni Boj

Torniamo oggi a occuparci dello yen: la valuta giapponese oggi è infatti tornata ad apprezzarsi, pur lievemente, passando da 107 a 106 USD/JPY. Per quanto concerne le motivazioni che hanno traghettato il cambio, una buona parte delle ipotesi può essere probabilmente ricondotta a quanto agito dal vice-governatore della Bank of Japan, Nakaso, che ha dichiarato come i rischi per lo scenario siano sempre verso il basso e che per questo la Bank of Japan aggiungerà nuovo stimolo monetario se necessario.

Tuttavia, Nakaso ha anche aggiunto che le misure di policy impiegano un po’ di tempo prima di raggiungere gli effetti desiderati. Insomma, il mix delle dichiarazioni di cui sopra ha fatto propendere gli analisti nel ritenere che la probabilità che la Bank of Japan possa muoversi alla riunione della prossima settimana (giovedì 16 giugno) si stia riducendo gradualmente.

In questo contesto, è molto difficile che la valuta giapponese possa tornare a scendere autonomamente in questi giorni, rimanendo più reattivo agli sviluppi sul fronte USA. Rimangono invece invariate le attese di un suo indebolimento entro il prossimo trimestre.

Nella stessa macro area, ma scendendo qualche centinaio di chilometri più a sud, diamo un breve sguardo alla Neo Zelanda: qui, come da attese ampie ma non unanimi, la Banca centrale ha lasciato i tassi di interesse di riferimento invariati all’attuale livello del 2,25 per cento, rivedendo al rialzo le proiezioni di quest’anno sia per la crescita (da 3,3 per cento a 3,6 per cento) sia per l’inflazione (da 1,3 per cento a 1,5 per cento).

Nelle sue dichiarazioni, infine, la Banca centrale neozelandese ha anche ribadito che il dollaro neozelandese rimane ancora troppo forte e ha poi aggiunto che alla base delle proprie attese di rialzo dell’inflazione nei prossimi mesi vi è anche un’ipotesi di indebolimento del cambio. Inoltre, la RBNZ non ha chiuso le porte a un altro taglio dei tassi se necessario.

Per quanto infine concerne le altre valute, le attese sono tutte per l’evento principale del mese di giugno (considerato che non vi sarà rialzo dei tassi Fed al FOMC del mese in corso): il referendum Brexit del prossimo 23 giugno. Al momento i sondaggi danno ancora in testa i remain, ma con un vantaggio variabile e, soprattutto, non ampissimo. Quanto basta per alimentare nuova aleatorietà e incertezza in capo alla sterlina, che di fatti continua a subire importanti pressioni al ribasso.

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